Agli inizi degli anni’90, il sultano dell’emirato, Maktum bin Rashid Al Maktum, impaurito dalla previsioni di alcuni scienziati che sostenevano che entro il 2016 il piccolo emirato della penisola arabica avrebbe finito le proprie risorse petrolifere, decide di diversificare le attività economiche del proprio territorio: l’idea è quella di trasformare Dubai nell’icona del turismo di lusso del nuovo millennio.
Per dar vita a questo processo di valorizzazione il sultano decide di costruire una struttura che potesse diventare il simbolo del suo emirato: nasce così il Burj al-Arab, uno degli alberghi più lussuosi del mondo, con 7 stelle.
Lo straordinario successo riscontrato, ha portato con se la necessità di costruire nuove strutture in grado di ospitare un numero esorbitante di turisti richiamati dal fascino di Dubai. Il problema però è che l’emirato non possiede un numero così elevato di chilometri di costa balneabile e, il moto che sta alla base del sultano nelle sue costruzioni è “stupire e sorprendere”.
Si decide così di costruire artificialmente nuovi spazi per la costruzione di edifici lussuosi, nonché nuove spiagge: nasce così la Palm Island.
Il successo è immediato (le ville che sorgeranno sono state tutte vendute) tanto da decidere di costruirne altre due che entro il 2015 saranno tutte ultimate. Oltre alle palme è in fase di costruzione il cosiddetto “Mondo”, formato da trecento isole che, se viste dall’aereo o dal satellite, richiamerà il nostro pianeta, con i relativi continenti. Ogni isola potrà essere venduta singolarmente (il cui prezzo oscilla tra 1 e 15 milioni di dollari).
Dubai è dunque diventata la top of mind del turismo di lusso.




